Immagino che ognuno di noi abbia ascoltato ed a volte colpevolmente anche raccontato storie dal sapore epico che narravano le gesta di valorosi pescatori solitari e dei loro cruenti combattimenti contro mostri marini di varia natura, canne spezzate, mulinelli svuotati dalla furia di una preda indomabile, o semplicemente catture dalle dimensioni caraibiche realizzate sull’arenile di Ostia Lido.

Il bello della pesca è anche questo, tutti i pescatori sanno che la distanza fra i due indici che un pescatore mostra nel momento in cui racconta le dimensioni della sua ultima cattura va ridotta di un 15/20%, ma va bene così, ci sta, l’importante è conoscere la reale unità di misura. 🙂

Ma la pesca in mare non è ricca soltanto di storie mirabolanti utili a fare amicizia in un affollato negozio di Caccia&Pesca, ci sono molte convinzioni, che poi nel tempo diventano “regola”, su cui si può differire, proviamo ad analizzarle insieme, magari tutti impariamo qualcosa di nuovo;

Leggenda nr 1
LA FERRATA STRAPPA APPARATO BOCCALE
Sono in molti a pensare che non appena il vettino della nostra canna flette una energica ferrata farà penetrare l’amo nella bocca del malcapitato pinnuto, talmente in profondità da rendere impossibile la slamata… ma sopratutto, più energica sarà la ferrata e meglio l’amo bloccherà i tentativi di fuga della nostra agognata preda. Sarà vero?
Prima di tutto, quale è il motivo per cui una volta avvertita l’abboccata ferriamo? Cerchiamo di essere realisti; è logico pensare, infatti, che una “povera “ mormora, dopo aver spostato un piombo, che in alcuni casi è pari al suo peso, trascinato cento e passa metri di filo, mosso il cimino della nostra canna, per allamarsi abbia bisogno di essere ferrata? Credo proprio di no! La nostra disciplina di pesca si fonda prevalentemente sull’autoferraggio della preda, il gesto della ferrata è necessario soltanto nelle tecniche di pesca che si svolgono con la canna in mano e da distanza ravvicinata. Il contraccolpo del piombo e del cimino della canna è più che sufficiente per allamare la nostra preda in maniera soddisfacente, naturalmente le possibilità di perdere la preda durante il recupero esistono ma non sarà certo una coreografica ferrata ad eliminare il rischio.

Leggenda nr 2
LA MONTATURA SCORREVOLE NON ALLARMA IL PESCE DOPO L’ABBOCCATA
Molti pescatori sostengono che la classica montatura scorrevole sia da preferire al “pater noster” per via del fatto che la sua caratteristica scorrevolezza, quindi il filo dello shock leader che scorre all’interno del piombo opponendo meno resistenza di un terminale ancorato a “T” sul suo trave migliori la fase di abboccamento della preda rendendo l’esca più naturale. Sarà vero?
Proviamo a ragionare, utilizzando una zavorra scorrevole intorno ai 100gr di peso, lanciamo la nostra esca ad un centinaio di metri dalla costa, al termine del lancio cerchiamo di mettere il filo in tensione e per ottenere questo risultato insabbiamo il piombo di qualche centimetro. Secondo voi è possibile che qualche granello di sabbia sia finito all’interno del foro del piombo creando attrito ed impedendo un fluido scorrimento del filo? Semplicemente per il fatto che il piombo potrebbe essere insabbiato, credete sia possibile che il filo scorra fluido come se fosse sul tavolo di casa nostra?

Leggenda nr 3
FRIZIONE APERTA PER “SFRIZIONARE” COME FAREBBE UNA MASSAIA PARTENDO IN SALITA
Non è difficile trovare pescatori che dopo aver lanciato allentano fortemente la frizione per evitare che lo strattone di una eventuale preda di taglia possa strappare il filo. Ha senso farlo?
Tralasciando la possibilità che al nostro amo possa abboccare una preda in grado, senza che noi opponiamo una forza di recupero contraria di strappare da solo un monofilo con una tenuta media di 7/8 Kg, possibilità che ahimè sulle nostre spiagge mi sembra decisamente bassa, questo comportamento può solo rendere meno efficace l’azione “ferrante” che normalmente si attiva quando un pesce dopo aver preso in bocca la nostra esca prova a scappare incontrando la resistenza della piombatura ed appunto del nostro monofilo in trazione. Un buon monofilo, considerando che normalmente la lunghezza media di una lenza fuori dal mulinello lanciata a Surfcasting è di 100 mt, e considerando che in trazione l’allungamento elastico del monofilo è intorno al 10% della sua lunghezza (100mt = 10mt) ci mette realisticamente al sicuro da strappi accidentali legati ad una brusca mangiata. 

 

I primi tre tabù sono stati sfatati, nei prossimi giorni smonteremo altre teorie pittoresche, inviateci le vostre, parlarne può aiutarci tutti ad avere i giusti comportamenti in spiaggia.

Un saluto.
Orata4me

 

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